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La storia di Pippo

Avete presente quelle giornate nelle quali va sempre tutto storto, dove non funziona la macchina del caffè, la lavatrice si è rotta, la scrivania è piena di carte da archiviare, conti da finire e al ritorno a casa non c’è niente e nessuno che vi possa consolare?


Ecco, noi questa orribile sensazione non l’abbiamo più provata da quella sera del 31 ottobre di due anni fa. Quel giorno, Pippo, un cucciolo di border collie, è entrato magicamente nelle nostre vite ed è stato amore a prima... Leccata di viso!

Perché se c’è una cosa che ama fare è proprio quella. Anche se magari l’hai appena sgridato perché ha strappato le lenzuola, ha fatto pipì in casa e ha sgranocchiato tutti i mobili della casa, lui è sempre pronto a leccarti la faccia come se volesse leccare via anche quell’arrabbiatura passeggera (che si sa, con quegli occhioni dolci, non potrebbe mai durare per più di due minuti).

Questi brevi momenti di tenerezza sono spesso sostituiti dall’irrefrenabile voglia di giocare. Ci sono talmente tanti pupazzi, corde e palline che potremmo aprire un mercatino dell’usato per bambini! Ad ogni gioco è associato un nome (grazie Jessica per averci aiutato). Appena pronunciamo “Pippo, vai a prendere il Gino” lui sta già cercando quel buffo maialino verde, che un tempo emetteva anche un piccolo grugnito, afferrarlo con i denti e dirigersi verso di noi, scodinzolando. La cosa divertente è che lui ha un’idea di gioco tutta sua. Normalmente, la maggior parte dei cani presenti su questo pianeta, lascerebbe il pupazzo, aspetterebbe che il padrone lo lanci chissà dove (evitando di rompere vetri o servizi risalenti a duemila anni fa) per poi cercare di riprenderlo al volo. Giusto? Ma Pippo non è un cane qualsiasi. Lui è il cane. E al nostro cane piace far vedere quanto lui sia forte (o quanto i suoi denti siano resistenti) tenendo il gioco in bocca senza dar noi la possibilità di strapparlo via dalle sue fauci. E diciamocelo, non c’è neanche bisogno di dire chi vince questa gara!

Altra piccola e insignificante sua sfaccettatura (cosa di poco conto, ovviamente) è quella di pizzicare le persone che disgraziatamente e inconsapevolmente si ritrovano sul suo percorso.

Il bullo però ha paura dell’acqua! Quando abbiamo fatto la gita sul lago di Comabbio, organizzata da te, Pippo non è riuscito ad attraversare il ponte e tu l’hai prontamente preso in braccio come se fosse un piccolo cucciolo indifeso (nonostante i suoi 18 kg di leggerezza) per cercare di tranquillizzarlo e fargli vincere questa paura… Che ancora oggi non ha superato ma sulla quale ci stiamo lavorando.


E scriveremmo altre mille pagine su ciò che lo contraddistingue dagli altri ma la realtà è che lo amiamo davvero tanto (anche la nonna che inizialmente aveva quasi paura di lui e ora non vive più senza). Lo amiamo perché ci riempie le giornate, perché non ci giudica, perché è sempre felice di vederci anche quando torniamo tardi dal lavoro, o dalla scuola. Pippo è il nostro bimbo.